di Caterina Fochi

L’Hermine (l’ermellino che adorna la toga rossa dei magistrati) è il titolo originale del film di Christian Vincent che alla 72° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura, oltre che la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile andata al protagonista del film, Fabrice Lucchini. Nelle sale italiane invece esce in questi giorni con il titolo La Corte, termine polisemantico che si rivela particolarmente appropriato. Infatti, se da una parte abbiamo la vicenda che vede impegnato il presidente della corte d’assise Michel Racine (Fabrice Lucchini), noto anche come il giudice a due cifre per la severità delle sue condanne - mai sotto i dieci anni -, molto temuto e criticato da tutti e in particolare dai colleghi, dall’altra vediamo lo stesso integerrimo giudice impacciato, ma determinato, nel fare la corte alla bella Ditte Lorensen-Coteret (Sidse Babette Knudsen), cosa che lo porterà ad aprirsi e mostrare la propria umanità svelando i segreti del suo cuore e a sedurre non solo lei, ma anche e soprattutto gli spettatori.