ELLESSE

Difficile correre con il piede pigiato sull’acceleratore, a manetta, tanto per intenderci, in una stradina dove è vivamente consigliata la prudenza: ma se non si rischia, non si vince mai un cazzo e allora: ha fatto bene, Matteo Rovere, 34enne romano, regista che ha già dimostrato il suo coraggio con corto e lungometraggi rischiosi, a non avere paura e soprattutto a non cadere nelle trappole tentacolari del buonismo, dell’inevitabile e del vissero tutti felici e contenti. Veloce come il vento, il suo ultimo film, giustamente strombazzato proprio in questi giorni, è una bella storia (vera) dove ognuno non perde le proprie caratteristiche, dall’inizio alla fine.