di Virginia Longo
BOLOGNA. Sono arrivata a più di trent’anni senza aver mai visto Un tram che si chiama Desiderio. È un’imperdonabile lacuna per una cinefila, lo ammetto. I testi scritti da Tennesse Williams sono sempre stati all’avanguardia e raccontano un’America fintamente eroica, squallida, piccola e vulnerabile. La seconda guerra mondiale è alle spalle, ma ha lasciato strascichi terribili nel modus vivendi, nella cultura, nelle tradizioni e nell’identità più verace, sia nella Vecchia Europa che negli Stati Uniti. Tennesse Williams ha voluto approfondire proprio quello: andare a indagare e scovare gli scheletri nell’armadio della società americana e nell’essere umano in generale, luci e ombre, pregi e difetti. Nel 1952, anno in cui è stato girato il capolavoro del regista Elia Kazan, non si può ancora parlare di omosessualità, né di abuso di minori, né tanto meno di incesto, ma l’altra sera, a Bologna, è stato possibile visionare le scene più scabrose della versione originale restaurata.