di Marcello Bugiani

NON VOGLIAMO ASSOCIARCI ai tantissimi che hanno salutato il nono film di Quentin Tarantino quale ennesimo capolavoro; un senso di leggera insoddisfazione addosso terminata la proiezione, qualcosa di non ben compreso forse, una sorta di stonatura che abbiamo percepito dentro ma della quale non riuscivamo a definirne i contorni. Eppure di Tarantino c’è tutto in queste quasi tre ore di cinema; i cinefili e soprattutto la folla di adoratori avranno rivisto e sezionato il film cento volte per scoprire dettagli, riferimenti, omaggi e quant’altro. Un film del genere avrebbe potuto farlo soltanto lui, di questo possiamo esserne certi. E allora che sia stato questo forse a lasciarci perplessi? Il fatto che tutto il mondo si aspetti un film di Tarantino pienamente tarantiniano e che puntualmente (ormai almeno da The Hateful Height) il risultato sia pari alle attese? Dopo averci abituato a capolavori che sovvertivano regole cinematografiche, ma soprattutto ci conducevano per mano dentro storie assurde ma strepitose, personaggi epici, il tutto sempre condito da sapienti ma mai stucchevoli richiami al Cinema d’Autore, fosse anche quello dimenticato di serie B, C’era una volta…a Hollywood pare un temino scritto per la sufficienza, perché da Tarantino è doveroso attendersi di più.