di Elena Tropeano

QUARRATA (PT). Eppure questo periodo di emergenza a me pare che non mi abbia sconvolto come gli altri; sono passata da giornate piene di cose da fare, lavoro, riunioni, famiglia e a fine giornata, esausta, lamentarmi di non averlo mai questo tempo per me, di non dedicarmelo un po' di questo lusso, il tempo, per gioire e per recuperare anche mentalmente, a giornate opposte. Adesso il tempo è arrivato, ne avanza, ma è giunto in malo modo e questo virus malefico sembra anche averlo apparentemente fermato. Dopo aver valutato l'importanza di smettere con i ritmi di prima, già all'inizio di marzo, considerando il lavoro che svolgo e quindi la possibilità di espandere il contagio in modo importante, sono giunte anche le indicazioni dai vertici medici di tenere aperto solo per le urgenze indifferibili: la svolta; ci hanno detto di lavorare meno, quasi niente confrontandolo con il periodo pre-virus. Lo smarrimento iniziale c'è stato perché il fisico e la mente sono abituati a lavorare a cento all'ora e poi ti dicono che devi rallentare parecchio; in più poi devi sbrigare tutte le fasi burocratiche che la fase emergenziale comporta lavorando come libero professionista, che sono spesso svilenti, specie quando fai a botte per natura con numeri e i calcoli matematici: lo prenderò il bonus e l'indennizzo, ce la farò a star chiusa qualche mese e la banca bloccherà almeno il mutuo più importante che ho?