di Elena Bernardini

The French dispact (2021), il film di Wes Anderson, è un’ode alla stampa libera. Ovvero, a giornalisti che liberamente scelgono di fare indagini sulla vita vera, quella che può essere interessante non solo per i cittadini di Ennui-sur-Blase (città immaginaria, letteralmente Noia sull’Apatia), ma anche ad un pubblico ampio, quello al quale sta a cuore un tipo di approfondimento che porta a compimento l’indagine su uno specifico argomento, costi quello che costi, soprattutto in termini di indipendenza e sarcasmo. Certo, la redazione del giornale che il film racconta non è esattamente quella di una rivista normale: facciamo conto che sia un miscuglio fra una rivista di grafica illustrata e una di indagini sociologiche un po’, come direbbe qualcuno, radical chic. Quello che risulta è una serie di articoli su argomenti vari e socialmente molto rilevanti, con la conduzione anarchica e creativa di ciascun redattore. Si compone di quattro articoli che i giornalisti scrivono per il numero di commemorazione per la morte del direttore della rivista, Arthur Howitzer Jr., che aveva espressamente richiesto che la pubblicazione cessasse alla sua morte, peraltro improvvisa. I redattori si riuniscono per presentare i loro pezzi per la pubblicazione, tenendo sempre presente il motto che campeggia sopra la porta dell’ufficio del direttore: Don’t cry (Non piangere).