SI PROSPETTANO tempi lunghi e soprattutto incerti, specie se, come si vocifera in più di un corridoio politicamente scorrettissimo, chi ha innescato questo virus regale non si decida a tirar fuori, quanto prima, anche il vaccino. Ma non è di questa guerra batteriologica che vogliamo parlarvi, anche perché non saremmo affatto attendibili, viste le farneticanti premesse. Ma come disse Aldo Moro, in una delle sue tante profezie purtroppo avveratesi: bisogna vivere il tempo che ci è stato dato, con tutte le sue difficoltà. Con cinema e teatri chiusi fino al 3 aprile (a patto che la situazione vada normalizzandosi, altrimenti…) e, a cascata, la serrata più o meno indotta di ogni altro luogo di aggregamento umano inferiore ai famosi cento centimetri di distanza di sicurezza (pensate ai ristoranti e ai camerieri che, nelle vicinanze del cliente, onde evitare contagi, lanciano le pietanze ordinate), la gente, piano piano, anzi, veloce veloce, si rintanerà nelle proprie abitazioni, che trasuderanno, preventivamente, di ogni genere alimentare e lì aspetterà il cessate il fuoco della paura.