di Simone Perinelli

CALCATA (VT). Mi sono ritrovato in strada con mascherina e guanti durante i primi giorni di pandemia e l'impressione forte che ho avuto è stata quella di trovarmi catapultato in un romanzo di Philip Dick. Nonostante io abbia alle spalle anni e anni di letture di fantascienza a sfondo apocalittico e post atomico, non avrei mai immaginato di potermi ritrovare a destreggiarmi in un mondo attaccato da un virus. Le prime cose che ho fatto, appena iniziate le prime restrizioni, sono state fare la spesa, riorganizzare le giornate a venire e ordinare online libri e una cassa di vino rosso. Man mano prendevo coscienza dell'entità della faccenda e dopo un po' è arrivato il che ne sarà di noi, del teatro. Ma non ce l'ho fatta a preoccuparmi troppo per questo aspetto. I teatri chiuderanno per un bel pezzo, bene! Avevo proprio bisogno di uno stop. Arrampicato su un sistema teatrale troppo fragile, traballante, mal ristrutturato, mi sono detto - che cada pure e dalle ceneri possa nascere qualcosa di meglio - Ecco, questa pandemia ci sta offrendo l'occasione di riflettere su come possiamo fare meglio quello che facevamo prima. Di rilanciare, approfittare del lock down per staccarci dai ritmi produttivi e di distribuzione che siamo costretti a tenere per mantenerci in vita, e magari fare una riflessione sugli aspetti artistici e riportarli in primo piano.