
SERAVEZZA (LU). Ho conosciuto Butch quando stavo a Chicago. Faceva il barbone di mestiere. Mi diceva sempre che esisteva la concorrenza anche tra barboni. La notte lo trovavo, spesso, disteso sempre nel solito posto che dormiva, o faceva le prove generali per morire. Solo anni e anni dopo sono riuscito a fargli un ritratto degno, e lui ora chissà dov'è. Ho trovato la disponibilità di esporre questa scultura in legno di platano nel duomo di Seravezza. Ovviamente al prete ho detto che si trattava un di Gesù Cristo deposto perché a loro piace troppo sentirselo dire. Ma questo è, e rimane, il ritratto del povero Butch. E ora dorme, dorme al Duomo! Ho poco altro da aggiungere, soprattutto perché quello che scriverò adesso io, dopo quello che ha scritto della sua manodopera Alessandro Gonfiantini, avrà solo la pretesa, ma perché gli voglio un bene dell’anima, di aiutarlo, una volta per tutte, a uscire dal guado e riprendere la strada. Non è la prima volta che scrivo di lui, e non sarà nemmeno l’ultima (almeno così mi auguro), vista la sua febbrile e prolifica creatività artistica. E io che pensavo che fosse solo un musicista, un gran bel musicista, Alessandro; un chitarrista eclettico, mai banale, disordinato e disordinante.