
NON È FACILISSIMO conservare l’obiettività. Nel bene e nel male. Quando sento il nome di Erri De Luca penso, immediatamente, per associazione di idee, al mare e alla sua profondità; alle montagne e alla loro inaccessibilità. Il contrario di uno (Feltrinelli) però, a mio presuntuoso avviso, sta un gradino sotto altre sue pubblicazioni. Un po’ troppo politicizzato; smarrisce qualche lembo di poesia, nei racconti brevi che compongono il libro, rispolverando l’acredine, spesso tragicomico, degli anni gloriosi, quelli subito successivi allo spartiacque generazionale: il 1968. Dei diciannove racconti, ai poderosi e indispensabili livelli che mi ha meravigliosamente abituato l'autore, ce ne sono solo un paio. Ma sarà capitato anche a voi - quando il termine scaricare significava, ad esempio, liberare il bagagliaio della macchina dalla spesa - comprare un Lp solo per poterne gustare un brano. Non so se l’esempio renda l’idea, ma Il contrario di uno è da acquistare non foss’altro per avere, sempre a portata di mano, in casa, la poesia che precede i racconti, l’ode di prefazione.