di Simona Priami

PER CHI AMA le trame coinvolgenti e i thriller psicologici dalle tinte fosche, Alafair Burke propone questo avvincente romanzo (Non dire una bugia), scritto con stile scorrevole e magistrale. Il lettore, fin dalle prime pagine, viene totalmente immerso nella confessione di una donna che in un blog parla di una violenza, sia fisica che psicologica, subita tanti anni prima, ma che, rimasta indelebile, è tutt’ora traumatizzante e capace di influenzare il vissuto di chi scrive. A questa confessione-sfogo seguiranno frasi di comprensione, commenti, opinioni, ma successivamente anche minacce anonime molto incisive e preoccupanti. La particolare struttura del romanzo alterna questi scritti a una complicata vicenda che inizialmente sembra non avere legami immediati con la violenza descritta dall’anonima blogger. La storia si svolge a New York, la città dei sogni e delle grandi aspettative, metropoli che viene ben descritta, citando strade, torri, grattacieli, strutture, uffici; scenografia perfetta per un noir che inizia in uno dei quartieri più prestigiosi ed elitari della grande mela. Julia Whitmire, studentessa sedicenne, figlia di una benestante e apparentemente benpensante famiglia newyorchese, viene trovata morta nella vasca da bagno della sua abitazione; Julia era nuda, l’acqua rosa chiaro, il sangue era uscito dal polso sinistro, il rasoio era caduto nella vasca; nei cassetti, costosa biancheria; anche dal cadavere era evidente, la ragazza si induceva il vomito, segno indiscusso di disturbi alimentari.