di Sura Bizzarri

L’IMPIANTO dell’edicola di Gesù Cristo nel nuovo muro coincise pericolosamente col ritorno del figlio ormai creduto disperso. La devozione di mia nonna diventò maniacale. Lei che aveva pregato tanto, che aveva tirato in ballo tutti i santi del calendario, che non si era arresa davanti alla manciata di speranze che ogni giorno si faceva più esigua. La sua era una religiosità ottusa, rivolta più a proteggere sé stessa e la sua numerosa prole, piuttosto che a una seria consapevolezza della fede come dogma morale, come dottrina di giustizia universale. Quando l’edicola fu posta nella strada e, nello stesso momento il ragazzo riapparve dopo tanti anni, bello, in salute, la sua fede esplose di pari passo alla gioia deflagrante di una madre che ritrova il figlio disperso in guerra. Non dico che mia nonna impazzì, ma il suo equilibrio granitico subì una mutazione molto simile alla follia. Da quel momento i suoi riti religiosi diventarono piuttosto riti personali che si moltiplicavano e complicavano sempre più. Col ritorno dello zio in realtà perdemmo mia nonna, chiusa in una religiosità scaramantica che occupava ogni suo pensiero e gran parte della giornata. Ogni volta che noi ragazzi uscivamo di casa, lei ci benediva con riti che esulavano da quelli cristiani. Aveva coniato un cerimoniale che ci avrebbe protetto da qualunque pericolo.