
SANTOMATO (PT). La longevità, nel mondo dell’arte, si sa, non è un’eccezione, ma la regola. E non occorre disturbare la memoria per dimostrare come e quanti anzianotti, per non dire vecchietti, calchino ancora, con successo, e per nulla patetico, i palcoscenici, i set cinematografici, gli studi televisivi. Beh, potreste obiettare: a fare la vita dell’artista (a non fare un cazzo) è facile conservarsi a lungo e in salute. Vero, ma questo discorso può essere abbinato e applicato alla stragrande maggioranza dei personaggi dello show, meno che a lui: Giuseppe Scotto Di Carlo (11 ottobre 1949), da Monte di Procida, a due passi da Bacoli, nell’hinterland di Napoli, più noto, anzi, solo così conosciuto, come Pino Scotto. Un rockettaro puro, vero, che non ha mai sottoscritto un vincolo, un ricatto, nemmen tacito, un compromesso. Si è spaccato il culo trentacinque anni a lavorare in fabbrica e una volta giunto all’età della pensione, ha dato libero sfogo alla sua grande passione, che non ha mai smesso di coltivare, curare, impreziosire durante i giorni, lunghissimi, alla catena di montaggio: la musica.