PISTOIA. La Napoli della musica era già stata traghettata, quando gli Almamegretta, allora senza la voce tormentata di Gennaro Della Volpe (Rais, poi Raiss, dunque, Raiz), si presentarono sulla scena musicale italiana. A disarcionare la colonna sonora partenopea, la tarantella, per sostituirla con i testi impegnati e una musica che avrebbe poi fatto storia, anzi, leggenda, ci avevano già pensato Napoli Centrale, i fratelli Bennato e soprattutto lui, Pino Daniele, che era riuscito, con un tocco di bacchetta, a catapultare il fascino della commedia vesuviana vestendola con il sound della world music. Era il 1988 quando la nuova band napoletana, che faceva i conti, inevitabili, con il dub, con il rock e con la necessità, geopolitica, di affrancarsi dai luoghi comuni che avevano da sempre dipinto la città del Vesuvio, si presentò al pubblico, rivendicando un posto non certo secondario all’attenzione nazionale. Si ritagliarono una nicchia importante e hanno saputo conservarla, nonostante le trasformazioni, dalle origini, siano state parecchie.