di Alessandro Giovannelli

PORRETTA (BO). Già entrando a Porretta si percepisce l'aria di festa che avvolge la piccola cittadina appenninica. Come un rito che ogni anno si rinnova, senza alcun segno di stanchezza. Dalla piazza principale si leva alto il fumo degli street food. A causa delle recenti disposizioni sulla sicurezza, anche qui, in questo angolo di mondo, che per tutti noi è il paradiso del soul e dunque un luogo incontaminato, un furgone nei pressi del ponte Solomon Burke ostruisce l'accesso ai veicoli in direzione dell'area dei concerti. Ma poco importa. Basta varcare la cancellata che dà l'accesso al Rufus Thomas Park e l'atmosfera è quella di sempre: musicisti che si mescolano amabilmente con il pubblico, famiglie intere, due o forse tre generazioni di appassionati, l'odore della carne sulla piastra e la gradinata già gremita a fare bella mostra di sé e a proteggere quel palcoscenico, piccolo quanto basta per dare l'idea che qui non siamo al cospetto di baracconi infernali con palchi spaziali ed effetti scenografici degni di Hollywood. Qui la scenografia è Porretta, la sua umanità, la sua misura, il suo calore. La seconda serata del Porretta Soul Festival 2018 si apre con una chicca assoluta, prima ancora di dare il caloroso e doveroso benvenuto ai padroni di casa, la Anthony Paule Soul Orchestra che ormai da quattro anni accompagna in qualità di house band tutti i musicisti che si alternano sul palco più soul d'Europa.