CASTIGLIONCELLO (LI). Peccato che la regia dello spettacolo abbia voluto metterci del suo, sulle parole e la musica di Amy Winehouse, perché Teresa Rotondo, la cantante e la nutrita band al seguito (Armano Polito alle voci, Samuele Pirone al basso, Moreno Vivaldi alla batteria, Stefano Contesini alla tromba, Francesco Palazzolo al sax, Giovanni Giustiniano alla chitarra e Alex Bimbi alle tastiere), non ne avevano alcun bisogno. Come la musicista omaggiata, del resto. E soprattutto. Sì, perché Amy Winehouse era già una delle voci più importanti e interessanti del pianeta musicale prima che si perdesse nell’alcol e nei suoi inevitabili eccessi, ma fino a quando non ha cantato la propria dissoluzione e il proprio nichilismo, nessuno l’ha presa in considerazione: era soltanto una voce importante, che ricordava maledettamente alcune regine soul e jazz del mondo. È diventata una star solo quando il pubblico giovanile che l’ha osannata, senza che nessuno invitasse i nuovi fan ad ascoltare le sue versioni in carne e ossa e non solo in ossa, si è potuto riconoscere nelle sue trasgressioni e divinizzarla.