di Alessandro Giovannelli

PRATO. Il suono della materia. Materia solida, metallica. Il rumore della civiltà industriale risuona nell'era dell'immaterialità, dell'intangibile, del digitale. Macchine che girano, presse, ruote meccaniche, oggetti metallici, lamiere e bidoni, un arsenale che riporta la mente a un mondo che pare non esserci più. Al posto di quel mondo, il silenzio dell'etere; l'esperienza sensoriale che pare aver lasciato spazio a quella virtuale. Tutt'al più, di quella società industriale in forma di musica e rumore, che gli Einstürzende Neubauten (foto Silvano Martini) sanno sbattere magistralmente in faccia al proprio pubblico, si può fruirne come si farebbe in uno di quei musei nei quali ti offrono un'esperienza interattiva. E sabato sera, 1° settembre, a Prato, in Piazza del Duomo, facevano bella mostra di sé, come vestigia di due differenti ere, l'armamentario degli Einstürzende sul palco e, alla sinistra del pubblico, la basilica minore, la Cattedrale di Santo Stefano col suo pulpito esterno. Insomma: arte, antropologia; antico e contemporaneo; spirituale e secolare.