di Barbara Ferrando

UN ALBUM di debutto flagrante. E un’ètà media di ventotto anni. Quello che colpisce in live e all’ascolto del loro cd è un’interplay da manuale veicolato da individualità fortissime; e l’originalità dell’approccio, ben oltre i confini spazio temporali della loro Milano. Shantih, la prima traccia, sono sei minuti di puro sogno. Fenix part 1 è irresistibile e ci conduce senza soluzione di continuità alla seconda parte, una ballata che sembra composta per enfatizzare il pianoforte di Lorenzo. Così come Like a comet tail traccia una linea retta di sax, dove si inserisce la distorsione di Marco. Mastrofocaio, meno abrasivo di Fenix, ha un groove di batteria geniale e un fraseggio che fa pensare a inclusioni mediorientali. Gli altri brani sono più introspettivi, mentre L’ansia di Michele, raffinatissimo e, a dispetto del titolo, leggero nell’accezione più positiva, chiude un percorso di straordinaria bellezza, che ci fa desiderare di ricominciare da 1. Ne parliamo con Marco Carboni, chitarrista, compositore di tutti i brani di questa pregiata registrazione e leader del gruppo.