di Barbara Ferrando

ALESSANDRIA. Sono passati da Alessandria, Tommaso Starace e il suo quartett (Ruben Bellavia, Davide Liberti e Dave O’Higgins). E dopo averli sentiti suonare, al Jazz club, mi sono sentita in dovere di sdebitarmi. Fotografarli non mi è bastato; ho deciso di intervistarli. E di raccontarvelo. Hai suonato in Italia e in Inghilterra, Tommaso. Qual è la differenza? Il pubblico inglese è molto silenzioso, quando ascolta; in un certo senso è più rispettoso. Poi, dipende dai club ovviamente. In Italia, prima dei concerti si mangia divinamente! Le paghe sono più o meno uguali da paese a paese. In Inghilterra molti jazz club sono gestiti da amici, da gruppi che gestiscono i cachet e la programmazione durante l’anno. C’è molta musica dal vivo, fa parte della cultura anglosassone. Trovi musica nei pubs, nei clubs. Ci sono molti meno festivals rispetto all’Italia. Perché hai scelto il sassofono? Mio padre ascoltava molto il jazz, quando ero ancora un ragazzo. A quel tempo facevo recitazione; mi piaceva molto Robert De Niro. Vidi un film di Clint Eastwood: Bird, con Forest Whitaker che faceva Charlie Parker e mi piacque moltissimo questo uomo sul palco che sudava e suonava con grande passione l’ottone, il sassofono. Mi piace molto il suono del sassofono. Dico sempre che se non esistesse il sassofono non farei musica, quindi. I dischi di mio padre e il film di Clint Eastwood mi hanno entusiasmato, mi hanno trascinato nel mondo del jazz.