
PRATO. Strano davvero come una cantante napoletana, alla soglia dei sessant’anni, con un diaframma sopraffino, infaticabile ricercatrice di equazioni poetico/musicali, interprete indiscussa del jazz più colto nella propria estensione popolare, con un curriculum da far impallidire parecchie sciantosette che sono state catapultate al successo starnazzando, convincendosi che questo potesse bastare, invece che studiare, che si cimenta, oltretutto, nel fondere e confondere lo slang della propria melodia natia con la poesia, altrettanto musicale, del Brasile, pecchi, in definitiva, tanto di cazzimma, quanto di saudade. Stiamo parlando di una delle cantrici più autorevoli che si possa vantare nel mondo, Maria Pia De Vito, una vera e propria istituzione del folk più forbito, affidabile messaggera italo/carioca, recentemente impegnata in uno studio, approfonditissimo, sulla traduzione in napoletano delle storie popolari brasiliane, plurirappresentate, e tra le quali spiccano quelle di Chico Buarque de Hollanda.