
FIRENZE. Alle 21,12, le luci, le voci e l’attesa, al Mandela Forum, scompaiono. Sul palco, preconfezionato alla Matrix, con qualche sconcertante immagine di una Terra che sembra sul punto di collassare, se non facciamo qualcosa davvero, o se almeno smettiamo di farle per finta, decidiamo noi, in nero, con paillettes, arriva Giorgia, ad onorare la tappa fiorentina del suo Pop Heart tour. I posti sono numerati, ma il braccio del palcoscenico che penetra la platea lascia intendere che appena si allontanerà dai suoi strumentisti, gli affezionati più incalliti la potranno toccare. E così succede, ogni volta che viene a raccontarsi da vicino: ci sono i suoi coetanei, spesso son i figli in braccio, sulle spalle, in attesa di una rassicurante benedizione. Anche per quelli che sono sugli anelli, contenti come bambini di vederla e sentirla cantare, ma pigri e per nulla disposti a catapultarsi nella ressa per testimoniarle stima, affetto e simpatia, lo spettacolo val bene comunque una messa. Si parte con Jovanotti, Le tasche piene di sassi e a Jovanotti si torna, con Tu mi porti su, prima di un congedo vocalmente impegnativo, I will always love you, scritta per Whitney Houston e poi rielaborata da parecchie lady, con le stesse inconsuete capacità vocali, Giorgia compresa, naturalmente.