
PISTOIA. Che l’uomo sia stato sul suolo lunare, cinquant’anni fa, è ancora da dimostrare e i dubbi di una balla/bolla mediatica cosmica continuano a essere molti. Di certo, nello stesso periodo, in quel lontano, ma vicinissimo, anzi, vivo, 1969, più precisamente il 15, 16, 17 e 18 agosto, nella cittadina di Bethel, nello stato di New York, nei seicento agri del caseificio di Max Yasgur, si consumò l’evento artistico più imponente della storia dell’uomo: Woodstock. A Santomato, che è ormai il palco invernale del Pistoia Blues, la commemorazione resurrezionale di quegl’indimenticabili quattro giorni di peace and love, ma soprattutto di quella stratosferica convention dei migliori musicisti all’epoca in circolazione, non poteva certo essere vissuta con un semplice tributo. E allora, all’appello pronunciato da Tony De Angelis, l’inventore di questa meravigliosa teca musicale, presente, hanno risposto in molti, ognuno con il proprio bagaglio, ognuno con i propri ricordi, quasi per tutti filtrati da video, immagini, reportage, racconti sbiaditi biascicati da memorie offuscate, capelli caduti, epe pronunciate, strascichi di sostanze altamente tossiche, ma ognuno con la propria voglia, impreziosita da studi e applicazioni, di ricordare e rielaborare.