di Raffaele Ferro

PISTOIA. Dopo l'afosa giornata, ieri sera, nella cornice meravigliosa della fortezza Santa Barbara, finalmente una folata di vento di buona musica, per un nuovo appuntamento della rassegna estiva dell’Atp Teatri di Confine. La musica italiana non è morta, tanto meno incastrata nelle trappole della trap o nel gap fasullo, generazionale, o di corrente gravitazionale. Anzi. L’orchestra multietnica aretina, sul palco, disposta fra quattro punti cardinali - dall’Albania, Argentina, Bangladesh, Colombia, Costa d’Avorio, Giappone, Libano, Palestina, Romania, Russia, Somalia, Svizzera e dalle più svariate regioni italiane -, ha fatto vibrare e ha cullato il pubblico. Alle spalle, il grande muro a sassi illuminato di blu, sfondo affascinante alla sequela di cantanti, fra un lazzo e una battuta, mai pesante o scontata dell’eccellente flautista e cantante Enrico Fink. Cosa non facile, risultare simpatici e a tu per tu col pubblico, quando si è su di un palco sopraelevato. Invece l’atmosfera di confidenza e di sapore paesano si è manifestata, sulle note di archi, tamburi fiati e il resto.