POGGIO A CAIANO (PO). Gli occhiali scuri, che fanno molto fashion, o comunque rocker d’annata, sono soltanto un’inevitabile esigenza ottica, perché le luci dei riflettori lo annebbiano. La voce però, al di là di ogni ragionevole riverbero, è quella che non ammette repliche, che concilia all’eleganza, al gusto, alla cortesia, come se il 31 maggio 1953, quando è nato, la mamma e il papà gli avessero instillato, nel sangue, un po’ di Ray Charles, una dose di Steve Wonder, un pizzico di José Felicano, qualche spezia di Al Jarreau, un’unghia di George Benson, una grattatina sparsa un po’ su tutto il corpo di bossanova, raccomandandogli, inoltre, da subito, come se il mix neonatale non fosse già sufficiente a farne un talento, di ascoltare, crescendo, il collega Pino Daniele. Senza sforzo alcuno, Fabio Concato, che ieri sera ha ulteriormente ingentilito la Villa Medicea di Poggio a Caiano nel secondo appuntamento del Festival delle Colline, non ha mai dimenticato le raccomandazioni impartitegli e oggi, a quarantacinque anni dai suoi esordi, è esattamente lo stesso, come se non fosse cambiato niente, da allora.