
PISTOIA. La Piazza, quella del Duomo, risponde presente, in modo massiccio, partecipativo, compatto. Per la chiusura del sipario sulla 40esima edizione del Festival Blues, la Tafuro Dinasty gioca il jolly, assoldando per l’epilogo, dopo quattro piacevolissime serate, ma dai contenuti strumentali e politici ondivaghi, un personaggio dal sold out assicurato, con tanto di certificazione politica corretta incorporata, il californiano Ben Harper. Asciutto, in forma, nonostante i 53 anni inizino a rivendicare i primi acciacchi, per lo più mnemonici, con tutto il sound che lo contraddistingue e che è la summa di tutto il poprockblues giunto fino ai suoi giorni. Succede spesso, durante l’interpretazione delle sue canzoni, che si scorga, nella sua musicalità, un mix di tutto quello che è successo prima che diventasse famoso: dai Beatles, ai Led Zeppellin, con un inchino, crocieristico, a Jimi Hendrix, cavalcando l’onda, anche se da californiano non proprio autenticissimo (papà cherokee, mamma ebrea, di origine lituane), di tutto il rockblues.