di Raffaele Ferro

PORRETTA (BO). Si sente parlare lingue diverse a Porretta, città storica del Soul in Italia. Alla sua trentaduesima edizione pare davvero trovarsi in una metropoli statunitense, o in un ancora inesplorato angolo di fantasia filmica. Passato il Solomon Burke bridge, sopra al fiume Reno, già si sente qualcosa di incantevole: Soul Music, vibrazioni positive: J. Bimeni band - nome che sentiremo ancora - dice Rick Hutton, immancabile e unico presentatore del Festival -: ed è proprio vero. La grinta e la passione da orchestra navigata, se pur giovane, di questo ensemble, si è meritata gli applausi e l’onere di aprire la serata. A seguire, ancora la new generation, e sul palco parte Sax Gordon con la Luca Giordano Band. R. & B. di qualità, freschezza, e una sezione di ottoni magistrale. Sweet soul music, ballate struggenti anni ‘50, suono impeccabile, da brividi, se non da lacrime. Ma la gente si diverte, applaude, ancora al continuos play di una scaletta senza interruzioni, davvero eccellente. E Rick sale sul palco e presenta la più grande voce del soul attuale, finalmente Leon Beal. Immenso: milk and honey si dice nei gospel, latte e miele, per una voce dal paradiso. Su Hole in the Wall, si commuove e parla del grande onore e dell'emozione nel cantare lì, nel Rufus Thomas Park.