PORRETTA (BO). Stasera, domenica 21 luglio, si chiude anche questa 32esima edizione. Che si trasferirà, automaticamente, dalla cronaca e dalle recensioni contemporanee alla storia, immaginifica e collettiva, del Porretta Soul Festival. Che, meraviglioso paradosso, è ormai e finalmente uno status che sembra autoalimentarsi. Sì, perché l’impressione è che le decine e decine di artisti che popolano e impreziosiscono, di anno in anno, il palco del Rufus Thomas Park, si presentino, di loro sponte, in città; lo fanno per suonare, per stare insieme, per rinnovare il principio, umano, fisico e morale, della convivenza. Certo, a suon di musica, Soul e dintorni (questa edizione parecchi dintorni, per fortuna), ma il principio è che con il trascorrere delle edizioni al Porretta Soul Festival la musica assuma le sembianze di una colonna sonora, sulla quale possono essere mandate in onda altre immagini. Bambine che giocano a un, due, tre: stella! lì, sul parco in pendenza vertiginosa, proprio mentre Derrik Martin, il funambolico, esplosivo, calamitico, impeccabile drummista della Anthony Paule Orchestra si cimenta in uno dei suoi giochi di prestigio ritmici, saltabeccando dalla sua postazione in procinto, tra tom e rullanti, di mangiarsi, in un solo boccone, ma con un sorriso irresistibile, buona porte del pubblico.