
LUCCA. In un giardino così, come quello del Real Collegio, a Lucca, tra ricordi secolari di monasteri, eretici e via via nuove ricollocazioni storiche, una serata da incorniciare nell’immaginario collettivo della gradevolezza la si potrebbe trascorrere anche in assoluto e religioso silenzio, restando seduti, anche sul prato, a pensare. Casomai in compagnia di persone che, visto il cordone che delimita alcuni loggiati e capitelli, non hanno bisogno di essere bonariamente redarguite per capire che in attesa di ristrutturazione che pare debba capitare a presto, è opportuno che non ci si segga proprio lì sotto. I dettagli, però, seppur dettagli non siano, li lasciamo al buon senso e vi raccontiamo per quale motivo, ieri sera, fossimo lì, nel Chiostro di Santa Caterina. Non esserci, sarebbe stato sacrilego, perché la voce di Ilaria Giannecchini, profeta in patria e il sound dei suoi tre strumentisti (per qualche ragione contingente, anche loro, seppur alla lontana, indigeni), meritano ben più di un’attenzione. All’insegna dello swing e della musica d’autore brasiliana, assemblata, quest’ultima, per non scendere in capziosi dettagli, nella bossanova.