SERRAVALLE (PT). Lo zoccolo duro dei puristi pistoiesi, quello che si ostina a disertare il Festival Blues accusandolo di non conservare più la matrice originaria musicale della manifestazione, ieri sera, 28 agosto, all’ultima serata della 18esima rassegna Serravalle Jazz non c’era. Per fortuna (eravamo in molti, si sarebbe stati peggio). Sì, perché non si è proprio parlato esclusivamente di jazz. Ma siamo stati benissimo, comunque, e parecchio. Prima del doppio concerto di chiusura affidato all’ArteCetra Quartet, prima e ai Vocal Blues Trains dopo, la Rocca di Castruccio, dove da circa venti anni si svolge la manifestazione ideata da Maurizio Tuci che ha goduto, via via, di alcuni importanti appoggi non solo morali (l’Associazione teatrale pistoiese su tutti) e di un crescente interesse mediatico anche da coloro che di musica non ne hanno mai capito nulla, ha messo in mostra tre doppie serate di notevole spessore, con il Quartetto di Rosa Emilia Dias, in apertura, seguita, da Barga Jazz Orchestra, domenica, per poi consumarsi, lunedì e martedì, rispettivamente, con Stefano Cocco Cantini Trio, prima e Danilo Rea dopo (al quale è stato assegnato giustamente il premio Renato Sellani) e il duo Benesperi/Frasi e Etnia Immaginaria.