
PISTOIA. La frangia sugli occhi, che lo tiene a riparo dal sole, dalla luce, dal prossimo. Non ha paura, comunque, Lorenzo Del Pero (foto Lorenzo Gori), non ne ha mai avuta, ma ha capito e deciso che il suo cosmo si incastri con estrema difficoltà con i meccanismi che regolano quelli di tutti gli altri e allora ha preferito, da tempo, delegare le trattative ufficiali alla musica e alle parole che le disegna sopra, formando degli arazzi dai colori sgargianti, in cui domina, puntualmente, il nero. Del suo nuovo lavoro (inviatoci in anteprima, da buoni privilegiati quali sappiamo di essere) ve ne abbiamo già benevolmente parlato: un ottimo concentrato di vecchie istigazioni e nuovi malesseri, ballate d’altri tempi che tornano puntualmente di moda, un esperanto di musica e testi di autori ascoltati, ammirati, divorati, vomitati, riletti. Ieri però, Dell’Amore animale, dell’Amore dell’Uomo, dell’Amore di un Dio (Vrec Music Label /Audioglobe distribuzione) è stato ufficialmente presentato. Al Funaro, a Pistoia, davanti alla sua gente, molta, che lo conosce e lo apprezza, sapendo che per vederlo felice occorre sentirlo suonare, altrimenti, per vederlo sorridere, bisogna cercarlo chissaddove, con pochissime possibilità di trovarlo, tra l’altro.