di Rosa Emilia Dias

THIENE (VI). In questi giorni di quarantena la mia testa è come dentro a un vortice di pensieri e di idee. Essere forzati a stare a casa, senza sapere per quanto, non mi costa particolari sacrifici. Anzi. Continuo a leggere, scrivere, cantare e curare la mia casa e la mia mente. Abituata a organizzare la mia vita in base ai progetti musicali, collaborazioni artistiche e contatti virtuali con gli amici lontani, casa mia è sempre stata il mio quartiere generale. Amministrare il mio tempo non fu mai compito di qualcun altro che di me stessa. Ma essere forzata a stare a casa mi ha fatto riflettere sulla sorte del pianeta, sulla mia sorte come persona e di sperare in un mondo migliore. Mi domando dove stavamo andando così di fretta che non ci accorgevamo più che il danno che stavamo facendo al pianeta era il danno che facevamo a noi stessi! Ci siamo abituati a vedere le immagini dello scioglimento dei ghiacciai ai Poli, dell’inquinamento nelle grandi città, della fame in Africa, dell’epidemia in Cina come se non ci riguardassero. Da quanto tempo siamo rimasti indifferenti alla sofferenza altrui? Siamo stati attaccati e svegliati da un virus!