
PISTOIA. Anche solo ad accennarle tutte, le hit che lo hanno reso semplicemente inconfondibile e trascinato sulla cresta incorruttibile della musica degli ultimi cinquant’anni, gli ci sarebbe voluta un’altra ora di concerto. Ma a settantaquattro anni compiuti tre giorni prima, Edoardo Bennato, icona sempiterna del rockblues dell’Italsider, ha preferito lasciare tutto il pubblico di piazza del Duomo di Pistoia con l’amaro in bocca, fermandosi, senza alcuna possibilità di deroga, sulla porta dignitosissima delle due ore di esibizione. Senza intonare Un giorno credi, senza sillabare L’isola che non c’è, senza scandire il riff di Capitan uncino, senza fare il minimo accenno di Venderò, senza solfeggiare La mia città, canzoni queste che, insieme a molte altre praticamente leggendarie e con le quali un’intera generazione, la nostra, è cresciuta sognando, il concerto pistoiese di ieri, 26 luglio, seconda tappa del Festival Blues versione asintomatica, versione Blues Around, si sarebbe, molto probabilmente, trasformato in un evento epocale. Il tiro, la voce, l’energia, compresa quella velata mania di protagonismo profetico che assale i menestrelli divenuti famosissimi (perdonandogli persino lapsus – reazionario, anziché rivoluzionario - che in altre circostanze sarebbero valsi un generale spernacchiamento) sono state quelle di sempre;