PISTOIA. A non tesserne le lodi, soprattutto in considerazione dell’oceanico gradimento, correremmo seriamente il rischio di risultare spocchiosi (che poi lo siamo, ringraziando il cielo). Ma a noi, questi Negrita, anche in formato acustico, esigenza, più che scelta, dettata dalle indispensabili misure anti contagio, nonostante conoscano alla perfezione tutte le leggi e le regole del palcoscenico, non necessitino di alcuna lezione di musica e sappiano precisamente come attizzare il pubblico (ci vuol poco, eh, a essere onesti), non piacevano prima e continuano a non piacerci ora. Da ieri sera, poi, per la quinta serata del Blues Around, con una piazza del Duomo piena come Covid 19 potesse consentire, che li abbiamo visti all’opera, le impressioni si son fatte certezze. Sono un esemplare e perfetto concentrato di astuzie demagogiche, luoghi comuni, piccole inconfessabili verità e sulle note di canzoni che si somigliano maledettamente tutte (stile Ligabue, tanto per intenderci), usano, nelle conversazioni che precedono, anticipano e solfeggiano i brani in scaletta, uno scientifico, chirurgico vocabolario contemporaneo, e non in aretino, zona (Capolona) dove sono nati e partoriscono gli studi dei loro successi, ma in aspirante milanese, condito inoltre da tutti gli ingredienti fashion/alternativi e nel quale domina incontrastato il termine raga,