QUANTE SONO le anime di Nick Becattini. Una probabilmente, forse nessuna o come Luigi Pirandello ci ha imposto da oltre un secolo, centomila. E si somigliano tutte, tra l’altro. Perché affondano le loro radici nella musica, quella beata, maledetta compagna della sua esistenza, senza la quale sarebbe stato altro, chissà, o forse nulla. Noi ce lo teniamo così, stretto stretto, come uno dei migliori chitarristi blues in circolazione, con un trascorso di quarant’anni nei quali ha circumnavigato i palcoscenici del mondo, portando, su ognuno di questi, gli animali feroci che gli divorano l’anima e che gli impongono, più che suggerire, di non potersi arrendere. E dire che stiamo parlando di un Cd, del suo nuovo Cd, Lifetime Blues, che ha visto la luce in questi giorni, dodici tracce tra insostituibili riferimenti e omaggi ad alcuni dei suoi maestri e ha ulteriormente esaltato la sua pasta musicale, un manuale prezioso di come si suona e si canta, di come si suona e si canta il blues. Per questa nuova esperienza musicale, ma anche e soprattutto esistenziale, emotiva, Nick ha chiamato a raccolta alcuni dei suoi tanti, tantissimi colleghi/amici, quelli con i quali ha diviso e condiviso sogni, aspirazioni, studi, viaggi, partenze e ritorni, successi, applausi e delusioni, conquiste e rinunce.