
PISTOIA. Di Don Abbondio e della sua assenza di coraggio, non se ne parla affatto, nemmeno sul foglio di sala. Ma questo ESSERE JIM MORRISON, scritto da Andrea Bruno Savelli e portato sul palco da Nicola Pecci, andato in scena al Bolognini di Pistoia, speriamo voglia essere un diktat per tutti quelli che si spacciano per artisti: perché se non si è Jim Morrison, ma solo dei donabbondio qualsiasi, si può anche fare altro; anzi, è il caso che si faccia altro. Perché di un teatro che non lascia segni, che non scortica la pelle, che non fa male, che non ti ordina di uscire in strada a urlare, beh, con tutta onestà, se ne può fare tranquillamente a meno. E questa pandemia, che sembra finalmente essere sul punto di confondersi con un incubo ormai passato, proprio al Teatro, che ha sofferto tanto, troppo, deve per forza aver insegnato qualcosa che non sta scritto sui copioni, sui contratti, sulle scritture. Detto questo e pensando che Andrea Bruno Savelli, che nonostante vanti numeri interessanti sullo scranno di regista non può certo dirsi un maledetto, lo spettacolo è stato oggettivamente qualcosa di gradevole, apprezzato, con ingiustificata parsimonia, dal pubblico in sala, utilmente e preventivamente distanziato, ma ancora virtualmente intimorito dai contagi e convinto che la riconquista della libertà consista nel poter nuovamente tornare a bere aperitivi, anziché riempire i teatri.