
PISTOIA. Ai nostri tempi, i canali dai quali potevamo attingere musica erano pochi e conosciuti. Da qualche stagione, le vie ufficiali d’ascolto, ma anche di tendenza e dunque gradimento e, perché no, voti, passano attraverso altri filtri, che noi che nel 1977 pensavamo che un altro mondo fosse possibile, stentiamo a riconoscere, decifrare, capire. Come i nostri figli, del resto, che sono disobbedienti, sì, ma con ragione e che sono quelli che ieri sera, a Pistoia, per la prima serata di questo Festival Blues, che per non urtare i nervi di quelli che se ne intendono si chiama Storytellers, hanno popolato in ogni ordine e grado piazza del Duomo. La stella d’attrazione è stata il 24enne romano Filippo Uttinacci, che da quando è in voga, si chiama Fulminacci. Un pischello a modo, senza fronzoli, divise, smalto sulle unghie delle dita delle mani, orecchini e tatuaggi, con una capigliatura di cui i suoi genitori ne vanno fieri, con nessun indumento d’astronauta o che ricordi, vagamente, qualche guerra punica. Il giovanissimo metropolitano, che abbiamo già visto all’opera alcune estati fa e Empoli, non ha perso contatti, né di vista, con la realtà; la differenza è che da allora, tra merito e giusti procuratori, è diventato una voce ufficiale dell’allegra insofferenza giovanile e seppur impegnato non è diventato, per fortuna, il paladino di nessuna causa, se non la propria, quella che molto probabilmente lo porterà lontano.