
PISTOIA. Quando, da giovani, ascoltavamo i Wather Report, Jimi Hendrix, i Doors, sui vinili o andando a concerti spesso non autorizzati, i nostri genitori, cresciuti a pane e Marisa Sannia e Orietta Berti, che seguivano in radio o a Canzonissima, non capivano, non ci capivano e soprattutto non si sforzavano minimamente di capire. Noi, invece, che avevamo capito tutto, ovviamente, li guardavamo con tenerezza, tagliando corto sulla loro imperdonabile miopia. Questa innocente riflessione è nata ieri sera, quando piazza del Duomo, a Pistoia, ha nuovamente illuminato il palcoscenico di questa Storytellers accendendo i riflettori su Frah Quintale, di cui, sempre fino a ieri sera, ne ignoravamo l’esistenza. Noi soltanto però, perché le migliaia di ragazzi che hanno seguito il concerto e che si sono comportati con ogni precauzione ben oltre ogni ragionevole prudenza, oltre a sapere perfettamente chi fosse, ne conoscevano, a mena dito, ogni strofa. Avremmo dovuto ascoltarlo bene anche noi, Frah Quintale, che all’inizio avevamo pensato si trattasse di un rigurgito asterixiano o un irriverente tributo manzoniano, ma siamo stati, comprensibilmente, rapiti dall’afflato (il termine groove appartiene alla nostra generazione) con il quale, questo illustre sconosciuto, abbia interagito, per circa due ore, con una fetta consistente di elettori.