VICCHIO (FI). Sulla garanzia musicale che le avrebbe garantito l’emiciclo strumentale di cui si è armata per sostituire, all’ultimo tuffo, l’indisponibile Eric Turner, si avevano ben pochi dubbi; da quanti anni, per fortuna, scriviamo e scriviamo di Pee Wee Durante all’organo Hammond, Enrico Cecconi alla batteria, Dimitri Grechi Espinoza al sax e, per onor di cronaca (non li avevamo mai sentiti prima), Marco Gagliero al basso e il giovanissimo Zeno Marchi alla chitarra. Con un palco musicale di tale spessore, il Jazz Festival Giotto di Vicchio, nelle meravigliose e inquietanti campagne fiorentine, poteva riposare sereno tra due guanciali. Ma il tocco vocale, la padronanza scenica e la facilità dell’estensione del diaframma sfoggiata da Karima Ammar hanno fatto il resto, trasformando una bella serata di musica in un concerto da applausi, compresa la collaborazione, per tre quarti d’esibizione nascosta, dietro le quinte, seppur microfonata, di Linda Palazzolo, che si è materializzata sul palco solo poco prima del bis, dando finalmente un nome e un cognome a quella voce che supportava Karima nei cori. La serata era della cantante creola di origini algerine nata a Livorno 37 anni fa; e lei, con estrema nonchalance, nonostante i timori di prove fatte alla ben meglio solo con il ticchettio dello scandire del tempo come una spada di Damocle, se l’è presa, traghettandola trionfalmente dall’altra parte della riva.