di Letizia Lupino

PISTOIA. Ore 21. Stacco da lavoro con la fretta nelle gambe e l’ansia nel cuore con la dubbia certezza di arrivare tardi. Ho avuto la brillante idea di farmi una simpatica passeggiata a piedi perciò, adesso che manca un’ora all’evento, i chilometri che mi separano dalla macchina mi sembrano infiniti come il campo da calcio di Holly e Benji. Afferro la borsa, l’ombrello (nemmeno il meteo aiuta) e il compagno di serata trascinandolo a velocità sostenuta. Non parliamo nemmeno, presa come sono a mettere un piede davanti all’altro e a organizzare mentalmente il tempo che svelto scivola via. Dovremmo cenare. Devo dare cibo al gatto. Ah, mi devo cambiare che là dentro si soffocherà dal caldo, Il biglietto ce l’ho? Il biglietto ce l’hai! Sì, serafico. Il gomito indietreggia, mi volto e il mio accompagnatore mi sorride calmo. Ok. Ho capito. Mi devo rilassare. Ma non posso, non vedo l’ora! Io che negli ultimi mesi ho ascoltato e riascoltato Semplice fino a saperlo a memoria, impazzisco all’idea di non essere già là. Conquistiamo casa, poi la macchina e nel tempo di una sigaretta ho già parcheggiato. Una blanda fila, che a passo di lumaca avanza, si snoda all’ingresso dell’H2NO di Pistoia; ci accodiamo. Stanno controllando. Cazzo, il greenpass, l’ultima volta che mi è servito non lo trovavo! I palpiti si scontrano l’un con l’altro e le mani tremano nel cercare l’authcode.