
PISTOIA. Ci sono dei centravanti che, appena realizzato un goal, si tolgono la maglietta e corrono, a perdifiato, sotto la curva popolata dai propri beniamini per ricevere l’ovazione tribale e orgiastica del tifo. Altri, invece, ma succedeva solo tanti anni fa, anche dopo aver realizzato reti/capolavoro, si limitano ad alzare le braccia al cielo e dividere e condividere con i propri compagni la felicità della realizzazione. Il parallelo calcistico con il concerto di ieri a Pistoia ci sembra calzante. I giovanissimi, infatti, pochi, in realtà, non avrebbero potuto capire. Perché concerti come quello di ieri sera, in piazza del Duomo, appartengono alla memoria jurassica della musica dal vivo, quando ai musicisti, prima di ogni altra cosa, come ai calciatori, del resto, era chiesto suonare: suonare per capire che pochi altri potrebbero farlo, suonare per emozionare, suonare per ricevere. E loro, I Gov’t Mule, (Marco Van Basten, Gerd Muller)? questo han fatto: alla perfezione. Dai Pink Floyd alle viscere del Blues, l’ala scissionista, ma fedele, anzi, fedelissima della musica colta, degli Allman Brothers, ha deciso di perorare meravigliosamente la causa artistica della musica, scorporandola da ogni orpello. Guadagnate le rispettive postazioni sul palco, i quattro musicisti statunitensi lì sono rimasti per l’intera durata dell’esibizione, (preoccupandosi, unicamente, di svolgere, alla meglio, il proprio lavoro. Un’impeccabile catena di montaggio strumentale, che ha portato al termine il concerto intervallando, con soli pochi attimi di silenzio, ogni brano dal successivo.