PISTOIA. Strano, perché dopo tanti anni di nobile servizio alla causa televisiva dei trampolinisti del successo, tempo nel quale Manuel Agnelli ha dato ampia prova di accurata riflessione culturale, emotiva, sociale, puntualmente offerta sotto l’egida di un darkismo che seppur vintage sembra non essere ancora del tutto sorpassato, ieri sera, l’ex bandleader degli Afterhours, non ha offerto pari moderazione nella sua esibizione sul palco Blues di piazza del Duomo a Pistoia. Ma non vogliamo fare del sarcasmo gratuito; non siamo tra quelli che aborrono a ciò che non sia Blues, ma siamo quelli che si indignano quando qualcuno avrebbe la pretesa di scambiare l’arte con la caciara. E ieri sera, anche con i gruppi (Zagreb e Bluagata) che han fatto da apripista al poliedrico frontman milanese, il tenore è stato lo stesso; amplificazione assordante che ha soprattutto il merito di sovrapporre e confondere, indefinitamente, il suono dei singoli strumenti, così che il basso, la batteria, la chitarra e le tastiere diventino un incomprensibile tutt’uno, sul quale campeggia, naturalmente in modo incomprensibile, la voce del vocalista di turno. E non vi consentiamo di bollarci come dei vecchietti che farebbero meglio a stare a casa, visto che a casa non ci siamo mai stati, per fortuna. E non potete nemmeno permettervi il lusso accusarci di non spendere parole affusolate solo perché non si gradisca il rock alternativo.