PISTOIA. Sembra non ispirarsi a nessuno, Polo Nutini. Eppure, quando canta, si ha sempre l’impressione che la sua voce ne evochi un’altra; anzi, altre. Quando si cimenta nel rock and roll si intravede la sinuosa aggressività di Mick Jagger, ma resta un cantante che pare l’abbiano congelato, quarant’anni fa, nel bel mezzo della new wave e messo a sbrinare, senza fretta, nel terzo millennio. Il quarto e ultimo bis, Guarda che luna, ha forse voluto essere un omaggio alla canzone italiana, a Fred Buscaglione (ne poteva scegliere altre mille, di brani prototipo, Buscaglione escluso e soprattutto, visto nome e cognome, l’italiano potrebbe anche impararlo, eh), ma nel penultimo ha voluto rendere grazie al gruppo che lo ha preceduto in piazza del Duomo e più o meno inconsapevolmente ispirato, inserendo, per ben due volte, poco prima della fine dell’esibizione del terzo brano, il loop di Don’t You, che i Simple Minds gli hanno lasciato, oltre che nell’eco della piazza, anche come testimonianza attiva. Pure fisicamente, Polo Nutini ricorda quelle stagioni: bello, senza essere impossibile, impegnato, ma non militante, aperto e libero a ogni contaminazione, ma di sani principi, quelli ereditati dalla famiglia e dal nonno, il vero ostinato responsabile della sua carriera musicale. La fortuna, infatti, era lì, ad aspettarlo, a quell’omaggio paesano in onore del suo concittadino David Sneddon, vincitore inaspettato di Amici scozzesi.