FIRENZE. Quando lui e la sua band esplosero, noi, suoi coetanei, ascoltavamo altro; per sound, per groove, per scelta, soprattutto perché non avremmo potuto fare diversamente, visto il condizionamento politico. Ascoltare, a scelta, i Duran Duran o gli Spandau Ballet – erano loro, negli anni ’80, che si contendevano lo scettro della new wawe mondiale - non deponeva benefici al nostro odioso e miope impegno, che non ci suggerì nemmeno di indagare su quel nome strano con il quale la formazione britannica aveva deciso di battezzarsi. Questa piccola premessa serve a giustificare il nostro stupore alla vista, ieri sera, di un Tuscany Hall gremito, sold out, come si dice, per il concerto di Tony Hadley, l’anima e la voce degli Span’s, che ha regalato, accompagnato da una signora band, The Fabolous TH Band, con una vocalista alle percussioni di rara potenza e allegria, un’ora e mezza di assoluta, piacevole e composta nostalgia, inanellando alcuni dei motivi che sono entrati, di diritto, nell’immaginario collettivo di un’epoca, nonostante tutto, nonostante le grandi manovre dei servizi segreti e delle Mafie, tra le più fertili e spensierate dell’umanità. Lui, l’ex frontman degli Spandau Ballet, si è presentato in abito grigio, con la giacca che, nonostante i balletti, gli sforzi del diaframma, il caldo da prestazione e palcoscenico e l’inevitabile arrotondamento della conformazione addominale dell’età, durante l’intera esibizione non gli si è mai sbottonata.