
PISTOIA. E’ profondamente ingiusto – e deleterio – alfabetizzarsi, prima o dopo, men che mai durante, su uno spettacolo di Virgilio Sieni. Bisogna lasciarsi guidare dalle mute coordinate della passione, dalle primavere che non sbocceranno mai, o dai lunghi, interminabili, inverni. Anche se si tratta del Cantico dei cantici, anche se siamo al teatro Manzoni, di Pistoia, dove si celebra e si consuma una delle serate del cartellone stagionale della branchia degli Altri linguaggi. Basta sedersi ad ascoltare l’odore del sudore e della saliva, osservare i muscoli tendersi allo spasmo, flettersi fino al limite della rottura; cercare di scorgere, in penombra, dove rivolgono gli sguardi, quando i loro arti superiori e inferiori provano a sfiorarsi, toccarsi, sorreggersi, suggerirsi, salvarsi.