PRATO. Qualche infiltrato, inoltre illustre, c’è, ma nel complesso, La fine del mondo, la mostra d’arte contemporanea che di fatto inaugura il nuovo corso del Centro Pecci, a Prato, è qualcosa da non perdere: ne va la nostra supervisione, il nostro ottimismo, un rapporto più sano con la fine; e con il principio e soprattutto offre lo spunto agli untori del secolo per ribadire la propria stoltizia, quella che si concretizza, quasi sempre al cospetto dell'arte contemporanea, in "questo lo sapevo fare anch'io, cazzo".