di Luigi Scardigli

CI SONO persone che rappresentano un’epoca. Pino Daniele è l’anello di congiunzione tra la Napoli melodica, quella che si è tramandata nei secoli fino agli anni ’70 e quella dove Scampia, Le Vele, Secondigliano, i Quartieri Spagnoli non sono soltanto il centro d’affari della Camorra. A sdoganare quei palazzi, e soprattutto quella gente, ci ha pensato lui. Con la sua musica, con la sua rabbia melodica, con le sue denunce, con quelle urla lancinanti emesse in si bemolle che hanno finito per raccontare, a tutti, i colori di quella città. Approfittando anche e soprattutto di sontuose collaborazioni artistiche, come Pat Metheny, ad esempio, Eric Clapton (che ne dipinge un profilo straordinario) Al di Meola, Phil Manzanera, Wayne Shorter, YellowJackets, Steps Ahaed, Billy Cobham, Vinnie Colaiuta, Steve Gadd, Peter Erskine e una miriade di mostri sacri internazionali, arrivando fino alle nostrane Ornella Vanoni, Chiara Civello, Fiorella Mannoia, Lina Sastri, o di amici del calibro di Mario Biondi, Vasco Rossi, Claudio Baglioni, dei fortunatissimi Jovanotti ed Eros Ramazzotti, o di amicizie strette, strettissime, con personaggi indimenticabili, per lui e per noi: Massimo Troisi.