di Mauro Pompei

PISTOIA. Il capo ieri sera, al concerto del 38esimo Festival Blues, sapeva che non ci sarebbe stato, perduto dietro un sogno adolescenziale. Così aveva chiesto a me di recensire il concerto di Alessandro Mannarino, in piazza del Duomo, a Pistoia. Io, nell'impossibilità di seguire il capo nel suo italiano pieno di svolazzi e fuochi di artificio e soprattutto nella sua infinita sapienza musicale, avevo puntato tutto sulle mie due accompagnatrici: due bimbe ricce, di sette e cinque anni. Affidando a loro il racconto dell'esibizione, mi sentivo al sicuro. L'inizio è stato incoraggiante. Appena arrivati in piazza (con un discreto pubblico a colorarla) hanno iniziato una dotta disquisizione sui cognomi che sembrano nomi. Per loro sarebbe stato meglio se Mannarino fosse stato il nome di battesimo: "Babbo, come con Alessandro Tomasi, non era meglio se si chiamava Tomasi di nome"? Poi, dal fumo del palco, sono emersi lentamente gli undici componenti del gruppo del cantautore romano (classe 1979) e una sbandieratrice.