
PORRETTA (BO). Eravamo convinti che gli ultimi oltraggi mondiali al buonumore potessero avere la forza di condizionare anche la beata musica di Porretta. Per fortuna ci eravamo sbagliati, perché anche quest’anno, come succede, ininterrottamente, dal 1988, al Parco Rufus Thomas, oltre al Soul, di casa, ci sta anche e soprattutto l’allegria. Il piccolo anfiteatro a semicerchio, in pietra, che va a spiovere sul palcoscenico, dove gli artisti devono chiedere permesso ai fotografi, per esibirsi con un minimo di scioltezza scenografica, anche ieri sera, per la seconda delle quattro serate della 30esima edizione del Porretta Soul Festival, erano gremite in ogni ordine di posti. A sedere, come se fossero manichini riesumati per la circostanza, tutta la gente che abbiamo la netta impressione di aver già visto gli anni scorsi. Oh sì, certo, qualcuno, di Festival, non se ne è mai perso uno e mai se ne perderà, fino a quando il tempo e le condizioni gli consentiranno di esserci. Ma è proprio l’atmosfera del Parco a trasformare gli spettatori, che finiscono per somigliarsi, come se una volta varcata la cancellata del giardino, gli addetti al Festival offrissero, al pubblico, una tutina, una maschera e delle pasticche di felicità.