
PISTOIA. Manca poco allo scoccare della mezzanotte. La giornata, però, la prima del 39esimo Festival Blues di Pistoia, non è ancora finita. Certo, l’appuntamento clou dell’esordio si è già consumato; il popolo di James Blunt è in procinto di avviare il controesodo della Piazza per riassaporare l’atmosfera del Festival che era e che è stato per una vita, quello delle bancarelle nelle vie che circoscrivono il centro storico. Qualcuno, però, seppur visibilmente soddisfatto dell’imprevedibile performance della popstar inglese, non è ancora sazio e soprattutto, corre voce che al Bolognini, a meno di duecento metri da piazza del Duomo, dove la dinastia Tafuro da tempo allestisce eventi collaterali, si esibirà, di lì a poco, Mike Zito. Andiamo – e ci mancherebbe altro -, soprattutto perché, nel pomeriggio, seppur ignorandone colpevolmente l’esistenza, di questo chitarrista - che canta meravigliosamente - italo americano (sull’avambraccio, tra tanti tatuaggi, ha anche una stivale tricolore), ne abbiamo letto mirabilia e diffidando parecchio dei nostri colleghi, siamo intenzionati, per confermare le nostre perplessità sulla categoria, o riconoscere, per qualche volta, di essere stati inutilmente prevenuti, a non perdercelo.