di Damiano Restivo

LUCCA. La produzione industriale di immagini e gli straripanti flussi della loro diffusione tramite i mass-media mettono a disposizione una quantità senza precedenti di simboli culturalmente significativi, spendibili nella dimensione del dramma sociale. Sembra che le persone abbiano pienamente assorbito il concetto espresso dal saggista Fabio Dei a proposito della cultura Pop, vista l’oceanica affluenza che anche quest’anno ha contraddistinto il Lucca Comics & Games, senza dubbio il più importante festival del settore in tutta Europa nonché secondo al mondo, preceduto solo dal Comiket di Tokyo. Le oltre 250.000 presenze (paganti) registrate dal 31 ottobre al 4 novembre di quest’anno parlano chiaro di quale sia la portata dell’interesse che suscita una manifestazione del genere, ma anche e soprattutto dell’industria, o meglio delle industrie, che operano più o meno dietro le quinte. Il plurale in questo caso è fondamentale, perché quel Comics and Games che troviamo scritto nel titolo fa riferimento a una molteplicità di realtà che, sebbene accomunate da un unico denominatore, appunto la cultura Pop (o controcultura per i teorici col mignolino alzato), sono ben differenti tra loro.